Protesi d'anca mininvasiva
Un'anca artrosica non porta automaticamente a una protesi. Quando l'intervento serve davvero, lo eseguo con un accesso postero-laterale ridotto e con l'aiuto del computer: si conservano osso, muscoli e tessuti sani e il paziente torna in piedi già dal giorno dopo.
Punti chiave
Quando serve davvero
Dolore all'inguine o alla coscia che peggiora camminando, fatica a infilare calze e scarpe, sonno disturbato. Prima di operare valuto sempre le alternative.
Parlane in visita
Chirurgia computer e robot assistita
Quando serve davvero una protesi d'anca
La protesi d'anca sostituisce un'articolazione consumata, quasi sempre per artrosi dell'anca (coxartrosi), più raramente per necrosi della testa del femore, displasia o esiti di fratture. Il sintomo tipico è il dolore all'inguine o alla coscia, che peggiora camminando, rende difficile infilare calze e scarpe e col tempo disturba anche il sonno.
Prima di parlare di intervento valuto sempre le alternative: calo del peso, esercizio mirato, fisioterapia, correzione della postura e, quando hanno senso, infiltrazioni. Propongo la protesi solo quando queste strade non bastano più e il dolore limita davvero la vita di tutti i giorni. Oggi i pazienti non cercano solo di stare meglio: vogliono tornare presto autonomi, al lavoro e alle loro attività. È su questo obiettivo che ho costruito il mio metodo.
Cosa significa davvero mininvasiva
Chirurgia mininvasiva non vuol dire soltanto un taglio più piccolo. Nel mio approccio significa tre cose precise:
- conservare l'osso, togliendo solo quello strettamente necessario;
- usare impianti di dimensioni contenute, adatti all'anatomia del paziente;
- ridurre al minimo il trauma sui muscoli e sui tessuti intorno all'articolazione.
La mia tecnica: accesso postero-laterale ridotto
Dopo aver provato anche l'accesso anteriore e la sua variante "bikini", ho scelto un accesso postero-laterale modificato e ridotto. Lo preferisco perché è più sicuro e riproducibile, si adatta a un numero più ampio di pazienti, comporta un rischio più basso di complicanze ai nervi e lascia una cicatrice discreta.
- incisione di dimensioni ridotte e meno tessuto cicatriziale;
- buona visione dell'acetabolo e del collo del femore, quindi impianto più preciso;
- meno sangue perso e meno dolore dopo l'intervento;
- camminata più agevole già nei primi giorni.
Una mia paziente, skipper professionista, è stata operata a entrambe le anche con due tecniche diverse. Fra le due cicatrici ha preferito quella postero-laterale, perché in costume da bagno quasi non si vede.
Il ruolo del computer e del robot
Nel mio centro di chirurgia computer e robot assistita la tecnologia lavora come un "grillo parlante" in sala operatoria: non opera al posto del chirurgo, ma misura ogni passaggio e suggerisce la soluzione migliore. I vantaggi concreti sono:
- posizionamento più preciso delle componenti della protesi;
- ripristino corretto della lunghezza della gamba;
- controllo dell'offset, cioè della distanza fra femore e bacino che governa l'equilibrio dei muscoli;
- verifica in tempo reale di ogni fase dell'intervento.
Le protesi impiantate meglio durano di più, anche tutta la vita. Uso il computer in sala dal 1999 e nel 2014 ho presieduto CAOS International, la società scientifica mondiale di chirurgia ortopedica computer assistita.
Chirurgia tradizionale e mininvasiva a confronto
| Aspetto | Intervento tradizionale | Approccio mininvasivo computer assistito |
|---|---|---|
| Incisione | Più ampia | Ridotta, accesso postero-laterale modificato |
| Muscoli e tessuti | Trauma maggiore | Trauma ridotto al minimo |
| Osso e impianto | Componenti standard | Osso conservato, impianti di dimensioni contenute |
| Posizionamento | Affidato all'esperienza del chirurgo | Misurato dal computer, passaggio per passaggio |
| Lunghezza della gamba | Stimata | Controllata durante l'intervento |
| Primi passi | Variabili | In genere dal giorno successivo, con carico completo |
Dopo l'intervento
Nella maggior parte dei casi il paziente si alza e cammina con carico completo già dal giorno successivo. La riabilitazione è più semplice, la degenza in clinica si accorcia e il ritorno alla vita quotidiana è più rapido. Molti tornano anche a fare sport: ne parlo nell'articolo su quali sport praticare dopo la protesi.
Domande frequenti
Quanto dura una protesi d'anca?
Le protesi moderne superano nella grande maggioranza dei casi i quindici, vent'anni. Il fattore che pesa di più è la precisione con cui sono impiantate: una protesi ben posizionata può durare tutta la vita.
Dopo quanto tempo si torna a camminare?
In genere il giorno dopo l'intervento, con carico completo e l'aiuto delle stampelle per le prime settimane. I tempi esatti dipendono dal caso e si definiscono insieme.
Meglio l'accesso anteriore o quello postero-laterale?
Li ho usati entrambi. Ho scelto l'accesso postero-laterale ridotto perché è più sicuro, si adatta a quasi tutti i pazienti, ha un rischio più basso di lesioni nervose e lascia una cicatrice poco visibile.
Si può evitare l'intervento?
Spesso sì, almeno per un periodo. Peso, esercizio, fisioterapia e infiltrazioni possono controllare il dolore. Opero solo quando queste cure non bastano più.
Dove visita e dove opera il Prof. Confalonieri?
Visita a Milano al Centro Medico Turati e nelle sedi indicate nella pagina dei contatti. Opera a Milano presso il Centro di Chirurgia Computer e Robot Assistita delle Case di Cura San Camillo e San Giovanni. Per prenotare: 02 653952.