Protesi d’anca. Una volta era l’usura della protesi a limitare lo sport. I materiali in movimento e quindi soggetti a usura erano in polietilene (una plastica molto dura), con durata media di 12 anni. Oggi ci sono disponibili protesi con superfici di ceramica. Teoricamente, questo materiale resistente potrebbe permettere allo sciatore una attività illimitata. Ma la ceramica è molto fragile e una brutta caduta potrebbe fratturarla. Eventualità remota (solo il 3 per mille di tutti gli impianti), ma drammatica: la componente rotta va immediatamente sostituita, ma i piccoli frammenti di ceramica dispersi nei tessuti periarticolari pregiudicano il nuovo intervento di sostituzione di protesi. I finissimi residui di ceramica sbriciolata, che non si riescono quasi mai a rimuovere completamente, finiscono tra le superfici in movimento della nuova protesi e ne danneggiano le componenti, spianando la strada ad un fallimento protesico. Più frequenti invece le cadute rovinose che causano la lussazione dell’impianto. In altre parole la testina del femore protesizzata fuoriesce dal suo alloggiamento nel bacino (anche esso in ceramica) e perde il corretto accoppiamento meccanico. L’impossibilità di articolare l’anca e dare carico sul piede, unitamente al forte dolore richiedono immediato intervento del pronto soccorso sulla pista per le opportune manovre di riduzione della lussazione, che quasi sempre necessita di una sedazione profonda.


Più grave la frattura periprotesica: il femore si frattura al di sotto dello stelo in acciaio che regge la protesi. Una evenienza che richiede sempre un nuovo e difficile intervento: la protesi viene sostituita da un nuovo impianto, ma con stelo più lungo che oltrepassa la rima di frattura, stabilizzandola.

Protesi di ginocchio. Lo sci è uno sport di scivolamento, e per questo poco usurante per l’articolazione del ginocchio, anche se è stato sottoposto a sostituzione con impianto protesico. Tuttavia una brutta caduta dagli sci può avere conseguenze più gravi che in un ginocchio normale: la lesione dei legamenti collaterali. Di norma la protesi di ginocchio prevede il sacrificio del legamento crociato anteriore e spesso anche di quello posteriore. Vengono risparmiati i legamenti collaterali: uno posto medialmente e uno lateralmente al ginocchio. I due vincoli che in un ginocchio protesizzato conferiscono maggiore stabilità. Se uno dei due si rompe la protesi diventa instabile, il ginocchio cede, diventa doloroso e non solo lo sport diviene impossibile, ma anche la normale deambulazione viene ad essere penalizzata e la protesi subisce delle torsioni che in breve la danneggiano richiedendo un nuovo e più delicato intervento di sostituzione.

Non solo: se la caduta dagli sci è ad alta energia cinetica e l’osso, come spesso accade a causa dell’età, è interessato da osteoporosi che ne indebolisce la struttura, si può fratturare subito al disopra o al disotto della protesi. Una evenienza che richiede un difficile intervento di sintesi dell’osso con chiodi e placche metalliche per salvare l’impianto protesico.

Il consiglio del medico: se proprio non potete farne a meno: “appena vi sentite stanchi smettete!”

Lo sci di fondo è un’ottima alternativa.