LA PROTESI MONOCOMPARTIMENTALE DI GINOCCHIO
(TECNICA D’IMPIANTO ANCHE COMPUTER ASSISTITA)
Unicompartimental knee replacement (surgical tecnique also computer assisted)
 
La protesi monocompartimentale ha incrementato gradualmente la sua importanza nella chirurgia ricostruttiva del ginocchio con le corrette indicazioni. Diversi studi in letteratura confermano risultati eccellenti con queste indicazioni senza alcuna differenza in termini di sopravvivenza a lungo termine rispetto alle protesi totali ma con il ripristino di una migliore biomeccanica. Scopo dell’articolo è presentare l’esperienza dell’ Autore accumulata in 20 anni con questo tipo di impianto usando anche le più avanzate tecniche come la computer assistita per offrire una procedura chirurgica riproducibile non solo correlata all’esperienza del chirurgo.

Le accuse più frequenti, rivolte ai chirurghi del ginocchio, appassionati della Mono, sono quelle di ampliare le indicazioni e di ottenere risultati molto positivi, ma non riproducibili dai chirurghi, cosiddetti “tradizionali” 1-3. È vero, Ci sono chirurghi che esagerano nelle scelte e, in letteratura, le casistiche, con i migliori risultati, sono dei designers delle protesi (Cartier, Goodfellow, Repicci, Romagnoli, ecc.).
Bene, io credo che tutti i chirurghi possano ottenere ottimi risultati, rispettando le indicazioni corrette e seguendo alcune regole di base della tecnica chirurgica, magari utilizzando il computer. Io non sono un chirurgo esclusivamente del ginocchio e questa chirurgia non è neppure il mio DRG più frequente. Però, utilizzo la mono dal 1988, con una serie di oltre
1400 pazienti 9. Ho impiantato quasi tutti i modelli presenti sul mercato cercando di carpire da ognuno i segreti dei miei risultati, molto buoni (la grande maggioranza) e di capire gli errori di quelli veramente pessimi (pochi,
peraltro). Mi sono occupato di chirurgia computer-assistita dal 1999 e ho sviluppato un software per rendere più semplice e riproducibile la procedura chirurgica (BLU-IGS Orthokey Italia, Firenze).
Molte delle cose che dirò sono ancora oggetto di animata discussione tra noi appassionati. Non c’è pieno accordo su tutte le regole ma speriamo che il lettore, con questo volume, possa farsi una sua convinzione e agire di conseguenza.
 
Principi della mono
1) Selezione dei pazienti.
2) Disegno della protesi.
3) Tecnica d’impianto.
4) Selezione dei pazienti

 
Stiamo parlando di pazienti con artrosi compartimentale mediale o laterale. Tutti con una deformazione, più o meno accentuata, in varo o in valgo 11. Spesso frutto del morfotipo costituzionale oppure di eventi traumatici che hanno prodotto un’usura della cartilagine articolare, con conseguente deviazione dell’asse meccanico per riduzione dello spazio articolare di un compartimento.
La prima regola da seguire è quella di visitare il paziente e capire se il suo problema è compartimentale o diffuso a tutto il ginocchio. Per questo noi usiamo il “finger test”: chiedere al paziente di indicare dove si trova il dolore.
Se indicherà un solo comparto e questo corrisponde al quadro patologico e all’esame clinico, verosimilmente, il problema sarà lì. Lo scopo principale della protesi è quello di togliere il dolore. Se poi otterremo una migliore funzione articolare e una correzione, perché no, anche estetica dell’arto inferiore, tanto meglio.

 

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