A fine novembre si svolgerà a Tampa, Florida, uno dei più importanti appuntamenti che riunirà i più autorevoli chirurghi americani di ortopedia mininvasiva computer e robot assistita, il Carl T. Brighton Workshop. All’evento parteciperà, con tutti gli onori conferiti a chi si distingue, per merito, nella propria attività di ricerca, il professor Norberto Confalonieri, direttore di due strutture complesse di ortopedia e del Pronto Soccorso di traumatologia agli Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano (presidio CTO) nonché presidente del Comitato Tecnologie Ortopediche della SIGASCOT (Società Italiana di chirurgia del Ginocchio, Artroscopia, chirurgia dello Sport, Cartilagine e Tecnologie Ortopediche). “E’ un grande onore – dice il prof. Confalonieri – aver ricevuto un invito ufficiale da una così qualificata associazione internazionale (ndr “Association of Bone and Joint Surgeons”), che fa capo alla 1ª rivista mondiale ortopedica scientifica indicizzata (Clinical Orthopaedics Related Research). Non sempre noi italiani, nel campo della ricerca, riceviamo a livello internazionale i giusti riconoscimenti. Essere lì, in qualità di relatore e di unico rappresentante del mio Paese, mi rende doppiamente orgoglioso. L’invito viene rivolto dall’associazione solo a chirurghi che si sono distinti in questo ramo e che possono condividere i propri successi, ragionare sugli insuccessi, per far crescere la comunità dei colleghi. Facile immaginare la soddisfazione che provo per l’impegno dedicato negli anni alla mia attività”.

Professore come nasce la chirurgia ortopedica mininvasiva computer e robot assistita?

“Negli anni 2000, negli USA, è scoppiato il fenomeno della MIS (chirurgia protesica mininvasiva). E’ stato il frutto di un’operazione massmediologica più che di un vero e proprio percorso scientifico. Sono state preferite divulgazioni, direttamente ai pazienti, tramite giornali, siti online, canali televisivi, ecc., mostrando le cicatrici, ridotte, dell’incisione cutanea. Si è trattato, a mio parere di un grande misunderstanding, perché si voleva forzare protesi di dimensione tradizionale, attraverso incisioni più piccole, spesso, della stessa lunghezza del diametro traverso delle loro componenti. Così, dopo poco tempo, iniziarono i primi report negativi che mostravano un aumento delle complicanze tradizionali. La moderna chirurgia ricostruttiva delle articolazioni passa invece attraverso una personalizzazione della protesizzazione. Oggi il mercato offre differenti impianti per l’anca ed il ginocchio, mininvasivi, con grande risparmio anche dell’osso. Non si può più impiantare la stessa protesi, magari invasiva, per tutti i pazienti! Occorre utilizzare gli strumenti computerizzati, per un miglior posizionamento delle componenti, attraverso un’incisione ridotta, senza eccessi e nuove complicanze. Il tutto per una reale chirurgia meno aggressiva che rispetti la biomeccanica articolare ed i tessuti nobili sotto la cute”.

Quale contributo personale porterà al Carl T. Brighton Workshop?

“Io porto la cultura italiana che parte dal Golgi o meglio dal suo allievo Bizzozzero, per un approccio meno aggressivo alle articolazioni senza ledere muscoli e nervi che sono tessuti nobili. Impiantare protesi più risparmiose dei tessuti sotto la cute, osso, legamenti, muscoli, capsula, che è nostra cultura, a differenza degli americani che impiantano protesi aggressive attraverso un’incisione più piccola, introducendo quindi una chirurgia attraverso il buco della serratura”.

Che sviluppi prevede per questo ramo della chirurgia ortopedica?

Purtroppo, i costi ed il tempo aggiuntivo in sala operatoria, per acquisire i dati e seguire il computer, ne fanno una chirurgia d’elite, soprattutto in Italia. Il problema principale è che i vantaggi si vedranno a lungo termine, in una diminuzione delle revisioni e in un risparmio della spesa sanitaria. Con queste tecniche, a prescindere dalle piccole protesi, io metto meglio anche le protesi tradizionali con un’incisione tradizionale, con una riabilitazione tradizionale. Mettendole meglio, dovrebbero durare tutta la vita! Questo, per me, è senz’altro il futuro. Tutti ormai abbiamo il navigatore in auto, anche se costa, il GPS sulla barca, il computer a casa ed a scuola. E’ un problema di cultura e dedizione, perché la curva d’apprendimento è faticosa, come per il computer che, oggi, tutti utilizziamo. Attualmente, nel mondo, siamo circa il 10%, in Italia il 15% in crescita, in Germania il 30%, nel terzo mondo 0%, nei paesi dell’Est Asiatico il 20% con grande interesse e sviluppo. Insomma, il trend è positivo anche se molto lento per i costi della sanità, che rallentano ogni nazione.

Per concludere?

“Le operazioni computer e robot assistite non si legano solo a problemi ortopedici: tutta la chirurgia mondiale si sta muovendo in questo senso, i sistemi robotizzati si usano anche in cardiochirurgia, in neurochirurgia, in chirurgia generale. La storia insegna che quello che sembrava fantascienza pura può divenire una realtà assoluta! Dobbiamo crederci e metterci tutto il nostro impegno”.

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