Il 23 Marzo del 2017, venivo accusato di corruzione per aver “favorito” l’acquisto, in ospedale, in maniera prevalente, di materiale protesico delle Ditte BBRAUN e Johnson e Johnson, in cambio di sponsorizzazioni per i Congressi, Corsi e Sessioni scientifiche, nonchè utilità varie come due cravatte di Marinella, un servizio televisivo di divulgazione scientifica, ecc., per un ammontare di 19.000 euro, dal 2012 al 2016. Inoltre, venivo accusato di 2 lesioni colpose, subito uscite dal procedimento, per remissione di querela, ed una lesione volontaria, su una signora di 92 anni, tuttora viva e vegeta. Sulla base di un’intercettazione telefonica dove, comunicando con un non addetto ai lavori, dopo una giornata di sala operatoria pesante, mi sfogavo dicendo una frase impropria e, tra l’altro inesatta: “stamane ho rotto il femore ad una “vecchietta”, va bè, mi sono allenato per fare l’incisione bikini all’anca ad una paziente più giovane, la settimana prossima.

Non ho mai potuto difendermi, nell’interrogatorio di garanzia dell’Aprile 2017, quando il dott. Fusco mi chiese informazioni, mi avvalsi della facoltà di non rispondere, perchè non mi ricordavo il caso, soprattutto non mi ricordavo una complicanza grave in una paziente operata per frattura del collo del femore. Una patologia frequente nei nostri ospedali e tipica degli anziani.

La frattura intertrocanterica, che mi fu contestata, cioè una frattura di una parte del femore prossimale, non del femore in toto, si verificò a distanza di quattro mesi dall’intervento del 22 marzo, quando la sig.ra Grumi era ricoverata presso il Pio Albergo Trivulzio. Era stata dimessa dal mio ospedale il 4 aprile 2016 ed era stata trasferita al Pio Albergo Trivulzio dopo un periodo trascorso presso l’Istituto geriatrico ‘Piero Redaelli’ di Milano.

Perchè non risposi? Perchè non avevo elementi utili, non mi furono mostrate le radiografie, perchè non erano agli atti. Non furono agli atti nemmeno nella conclusione delle indagini. Neppure alla notifica della misura interdittiva, nel settembre 2017. Solo dopo nostre reiterate istanze, siamo venuti in possesso delle radiografie della sig.ra, effettuate negli ospedali di riabilitazione, alla fine del 2017, e, quella post operatoria del CTO, del 22 marzo 2016, solo nel Gennaio 2018.

Questa è una novità importante! Perchè le rx immediatamente post operatorie dimostrano che non c’è una frattura del femore. Ma non lo dico io, lo dicono le immagini delle radiografie ed i referti dei radiologi……(mostro le rx ed i referti).

Questo, a mio avviso, è un elemento cardine e nuovo che confuta la lesione dolosa e stravolge l’intercettazione della frase infelice, sconveniente e inopportuna con la quale mi lamentavo dei problemi della giornata lavorativa, con interlocutori non addetti al lavoro, dicendo: “oggi ho rotto il femore…… l’ho fatto per allenarmi”. Frase impropria, per la quale mi sono già scusato nelle mie memorie, ma non esatta. Ovviamente non mi vantavo di avere spezzato apposta il femore, peraltro ingigantendo il fatto, mi lamentavo della complicanza e dell’accaduto. La parola allenamento era riferita alla via d’accesso anteriore che stavamo rendendo abitudinaria in queste pazienti e, come spesso mi accade quando parlo in libertà, sono stato enfatico ed approssimativo nella scelta delle parole. Ho parlato senza riflettere, a persone non esperte del mio lavoro; non si trattava di spiegazioni tecniche.

E potrei fermarmi qui…….ma voglio spiegare

Cosa è successo? La sig.ra Grumi, novantenne, nel Marzo 2016, si ruppe il collo del femore, per l’osteoporosi, e poi cadde a terra. La portarono al P.S. del CTO, la ricoverarono e, come da protocollo, venne operata d’urgenza differita, il giorno dopo, con l’impianto di una protesi cefalica, con via d’accesso anteriore.

Questa via d’accesso, mininvasiva, prevede il decubito supino invece del laterale; è stata scelta per la compresenza di frattura della spalla e perché assicura migliori condizioni respiratorie. Anche precedenti e recenti interventi li avevamo eseguiti con la via d’accesso anteriore, perché convinti che la riabilitazione ne avrebbe giovato per rapidità e funzionalità. Intervento, quindi, necessario, di routine e mininvasivo.

Bene, durante l’intervento, con l’introduzione delle raspe, per preparare il canale del femore, procurai una infrazione del collo, già fratturato e debole. Infrazione di una parte del femore prossimale e mediale, non frattura! Neppure evidenziabile nella rx. (eseguo uno schizzo del femore e dell’infrazione, se consentito, poi strappo il foglio per far capire la differenza con una frattura).

A questa non frattura mi riferivo nella telefonata intercettata del giorno stesso dell’intervento!

Questa è una complicanza minore, tanto da non richiedere una sintesi, bastano 20 gg. di scarico dell’arto e guarisce in meno di 20 gg. Infatti senza problemi, avviammo le pratiche per il trasferimento in una struttura ospedaliera per la riabilitazione. La prova documentale è la rx, eseguita in quella sede, dopo 15 gg., che dimostra una protesi cefalica ben impiantata, senza problemi al femore.

Nei mesi successivi, sempre a causa dell’osteoporosi e dell’età, si produce un riassorbimento osseo periprotesico e, solo con la rx del 2 Agosto, 4 mesi dopo l’intervento, si evidenzia una frattura intertrocanterica che porta ad un affossamento della protesi di circa 4 cm.

La lesione riscontrata in agosto risulta senz’altro non correlabile con l’intervento da me eseguito quattro mesi prima. L’infrazione da me provocata era già guarita. Aveva interessato una sede diversa del femore, da quella della successiva frattura.

L’infrazione del collo, da me cagionata nell’intervento del marzo 2016, fu una complicanza minore (peraltro frequente con qualsiasi via d’accesso, a causa dell’osso debole). Quando fui interrogato dal PM non mi ricordavo il caso, di un anno prima, e non avevo elementi per spiegare la telefonata che mi veniva contestata.

In buona sostanza la sig.ra Grumi ha avuto due fratture ed un’infrazione , legate all’età ed all’osteoporosi,.

  • La frattura del collo spontanea l’ha portata al pronto soccorso,

  • – l’infrazione dello stesso collo, una complicanza operatoria minore, non voluta e guarita in breve tempo.

  • La frattura intertrocanterica, a distanza di tempo, al Pio albergo trivulzio, per cause non collegate all’intervento né alla via d’accesso. Con qualsiasi tecnica d’approccio si sarebbe verificata, come si è verificata la frattura del collo che l’ha portata in pronto soccorso.

Di fronte all’accusa di lesioni dolose, tengo soprattutto a dire che nell’intervento chirurgico sulla sig. a Grumi, come in tutti gli altri, ho semplicemente inteso adempiere al mio dovere, nell’interesse dei pazienti, qui, tra l’altro, era un intervento necessario ed urgente per una frattura frequente nelle persone anziane.

La frase sconveniente fu un’enfatizzazione della complicanza e la parola allenamento una sciocchezza correlata all’intervento non all’infrazione.

Ringrazio il giornalista di Telelombardia, dott. Oliva, che mi ha invitato più volte in trasmissione dandomi la possibilità di scambiare opinioni con illustri avvocati come il dott. Taormina e spiegare il mio punto di vista e l’andamento del procedimento in atto.

Nel video sottostante spiego come sia iniziata la gogna mediatica contro di me e rendo noto di aver querelato il dott. Gramellini del Corriere della Sera per un articolo di fondo gravemente offensivo.