Si definisce ernia del disco la fuoruscita di una parte del disco, tessuto molle interposto tra una
vertebra e l’altra, dalla sua sede naturale. Il materiale estruso può progredire fino a farsi strada nel
canale midollare o, lateralmente, nei fori da cui escono le radici nervose.
Nella formazione dell’ernia discale intervengono più fattori.
Tutte le cause che aumentano la pressione discale ( pesi, salti, movimenti bruschi) possono
provocare una protrusione discale.

La forza di torsione è quella che più frequentemente può determinare una lesione discale.
Ma l’evento deve avvenire in un disco già in preda a fenomeni degenerativi.
Si è osservato che, a carichi crescenti, in un rachide normale, avviene prima una frattura della
vertebra, che un’ernia.

Perché si produca l’ernia discale è quindi necessario che esistano dei fattori predisponenti, di natura
degenerativa. L’ernia produce sintomi solo quando viene ad interessare, comprimendole o dislocandole, le strutture vicine, nervose, quali le radici o il midollo.

Spesso, si usa descrivere la sintomatologia erniaria in varie fasi, di fatto il dolore e l’elemento che maggiormente disturba il paziente anche se non è certo il più grave. L’algia può interessare la superficie lombare e/o irradiarsi lungo un arto inferiore in varia combinazione se la localizzazione erniaria è lombare (la sciatica!), mentre si irradia all’arto superiore, quando l’ernia è cervicale. Si possono associare sensazioni parestesiche a tipo formicolio o puntura di spillo. Seppur raramente si può manifestare anche un improvviso deficit muscolare. Oltre alla paresi in una delle funzioni dell’arto, si possono riscontrare, eccezionalmente, dei disturbi sfinterici. In questi casi ci troviamo di fronte ad un’urgenza chirurgica.

Bisogna comunque segnalare che la genesi della cervicobrachialgia o della lombosciatalgia
può essere la più varia e non sempre riconducibile ad un’ernia discale.

Il medico, per trovare conferma del sospetto diagnostico di ernia discale, datogli dalla
sintomatologia e dall’obiettività, ha a disposizione alcune indagini strumentali.

Buona norma è eseguire primariamente un esame radiografico del rachide del distretto interessato.
Questa indagine non permette certamente la visualizzazione dell’ernia, ma, se la radiografia è ben
eseguita e correttamente interpretata, fornisce una miriade di informazioni che possono risultare
assai utili nel proseguo dell’iter diagnostico.

La Tomografia Computerizzata (TC) e la Risonanza Magnetica (RM) rappresentano le indagini
indispensabili per giungere alla diagnosi. La RM e la mielo-RM hanno quasi completamente
soppiantato la mielografia, alla quale si ricorre solo in casi selezionati.
Altre indagini strumentali atte a valutare la velocità di conduzione nei nervi e lo stato dei muscoli
(elettromiografia) vengono invece prescritte per quantizzare il danno prodotto dalla protrusione
erniaria sulla radice nervosa.

EPIDEMIOLOGIA: La malattia da ernia del disco lombare è stata stimata pari all’1-3% nei paesi occidentali. L’ernia del disco lombare sintomatica può essere causa di mal di schiena, un disturbo che nei paesi occidentali colpisce il 90% degli adulti nel corso della loro vita e che rappresenta un frequente motivo di limitazione funzionale più o meno invalidante al di sotto dei 45 anni di età.

L’indagine ISTAT sullo stato di salute in Italia segnala che l’8,2% della popolazione ha riferito nel 1999 di essere affetto da «lombosciatalgia» (7,3% maschi e 9,3% femmine). L’ernia del disco associata a sintomi clinici si manifesta più spesso nelle persone di 30- 50 anni. Sono considerati fattori di rischio le occupazioni sedentarie e l’inattività fisica, il sovrappeso, l’alta statura, la guida di veicoli a motore prolungata e costante, le vibrazioni, i lavori a elevato impegno fisico soprattutto se comportano abitualmente il sollevamento manuale di carichi, e le gravidanze.

A questo proposito, il DM del Ministero del lavoro 27/04/2004 include l’ernia del disco lombare tra le
patologie professionali da segnalare al Dipartimento di prevenzione delle ASL.

Il DM indica un’elevata probabilità di origine lavorativa dell’ernia del disco lombare se connessa ad attività abituali e prolungate di movimentazione manuale di carichi e una limitata probabilità di origine lavorativa se connessa ad attività di guida di automezzi pesanti con vibrazioni trasmesse a tutto il corpo.
Sono state descritte variazioni internazionali molto ampie dei tassi di intervento chirurgico per ernia del disco lombare risalenti agli anni ottanta: da 10 per 100.000 in Gran Bretagna a più di 100 per 100.000 negli USA.
Negli USA, dal 1979 al 1990, è stato anche osservato un aumento del 33% dei tassi di chirurgia della colonna lombare. I tassi aumentano linearmente con il numero di neurochirurghi e ortopedici pro capite e oscillano ampiamente tra i vari stati federali.

Nell’ambito del Maine Lumbar Spine Study, è stata indagata la relazione tra esito e volume degli interventi eseguiti.11 A differenza di quanto noto per altre procedure chirurgiche, gli esiti del trattamento nei pazienti operati dai chirurghi nelle aree caratterizzate da tassi di intervento più bassi sono risultati significativamente migliori che nei pazienti delle aree con tassi elevati. Più del 95% delle operazioni vengono eseguite ai livelli L4-L5 o L5-S1;3 gli uomini vengono operati con frequenza doppia rispetto alle donne.

Attraverso i dati dell’Archivio nazionale delle dimissioni ospedaliere del Ministero della salute è stato
calcolato il tasso di interventi chirurgici eseguiti per ernia del disco lombare con o senza mielopatia, escludendo i ricoveri con segnalazione di lombalgia, sciatalgia, spondilosi lombare, spondilolistesi e stenosi del canale come diagnosi principale.

In Italia il tasso medio di interventi chirurgici nel triennio 1999-2001 è risultato pari a 5,09 per 10.000 (IC 95% 5,05-5,12). I tassi standardizzati oscillano tra 6,87 (IC 95% 6,77-6,96) in Lombardia e 2,52 per 10.000 (IC 95% 2,39-2,65) in Calabria (figura 3, pagina 17). La variabilità temporale nel triennio è stata invece contenuta: il numero assoluto di operazioni è aumentato da 28.231 nel 1999 a 30.243 nel 2001. Con una selezione più larga della casistica che comprende anche lombalgia, sciatalgia, spondilosi lombare, spondilolistesi e stenosi del canale come diagnosi principale, il tasso medio di interventi chirurgici per ernia del disco lombare è pari a 6,1 per 10.000 (IC 95% 6,09-6,17) nel triennio 1999-2001, oscillando tra 8,12 (IC 95% 8,00-8,26) nel Lazio e 3,40 per 10.000 (IC 95% 3,2-3,6) in Sardegna.

TRATTAMENTO
L’ernia del disco è una malattia autoestinguentesi, nel senso che, nel tempo (da alcuni mesi a
qualche anno) tende a regredire, spontaneamente. Sfortunatamente, nel dolore che, a volte è
insopportabile, tanto da dover ricorrere al chirurgo.
Alla fase chirurgica appartengono anche quei casi con un quadro clinico stabilizzato di
compressione radicolare, con deficit nervosi importanti.

L’intervento può essere eseguito con tecnica tradizionale (che noi preferiamo) oppure, con
la metodica microchirurgica (con o senza l’ausilio del microscopio operatorio).
Del tutto recentemente, hanno ripreso vigore i trattamenti percutanei. Vale a dire la
nucleolisi enzimatica, la nucleoaspirazione discale e la ossigeno-ozono terapia. Si tratta di
metodiche relativamente poco cruente che però, a fronte di una minore invasività, hanno
un’efficacia inferiore ed esse trovano indicazione in una fase acuta prechirurgica.

Sono trattamenti che si eseguono a paziente sveglio e collaborante. Con un ago o con una sonda (a
seconda della metodica scelta) si raggiunge lo spazio intradiscale o il forame radicolare e si inietta
l’enzima litico o la miscela di ossigeno-ozono o si aspira con apposito strumentario il materiale
discale.

Secondo quanto riportato nei vari studi, la risoluzione della sintomatologia lombo-sciatalgica, dopo
discectomia tradizionale, raggiunge circa il 95 % dei casi.

Va però ricordato che è segnalata una recidiva o complicanze legate alle aderenze cicatriziali, 15/25
% dei casi, se il controllo viene esteso ai dieci anni successivi all’intervento chirurgico.
Nell’eventualità che i trattamenti percutanei risultino inefficaci si può sicuramente ricorrere
all’intervento chirurgico. Sempre che vi siano le indicazioni cliniche e neuroradiologiche.
È comunque consigliato attendere almeno qualche settimana prima di giungere al tavolo operatorio,
in quanto la fase algica post-trattamento può tendere alla risoluzione spontanea nel tempo.

COMPLICANZE
Tralasciando le complicanze intraoperatorie, sostanzialmente due sono quelle che si possono
manifestare dopo il trattamento chirurgico: la fibrosi cicatriziale con aderenze e trazioni sia sulla
radice sia sul sacco durale e, molto raramente, la discite, vale a dire una infezione-infiammazione
delle limitanti vertebrali contrapposte allo spazio discale interessato dall’intervento.
Il trattamento con ossigeno-ozono nell’ernia discale lombare è sostanzialmente privo di rischi o di
complicanze. Sempre che la tecnica percutanea sia rigorosamente corretta.

DECORSO POST OPERATORIO
Con le moderne tecniche, oggi, già in prima giornata postoperatoria si può riprendere la deambulazione con precoce dimissione. Utile, comunque, un breve periodo di convalescenza dove si porrà particolare attenzione a non sollecitare abnormemente il rachide. È bene comunque che il paziente si abitui a svolgere regolarmente della ginnastica mirata a potenziare il tono dei muscoli paravertebrali ed addominali.

Articolo completo
Scarica il file